Per comprendere meglio il “movimento delle lotte contadine” bisogna ripercorrere il periodo che va dal 1930 al 1940, caratterizzato dalla politica agraria fascista che puntava alla diminuzione del numero di braccianti giornalieri a favore di mezzadri, affittuari e coloni per sviluppare le piccole e medie proprietà e portò ben presto i contadini a condizioni di vita al di sotto della soglia di sopravvivenza. A ciò si aggiunse la deflazione con crollo dei prezzi agricoli, caduta dei redditi e indebitamento delle aziende. A seguire nel ’27 si registrava una grave siccità che dimezzò la produzione granaria, inaridì i pascoli e causò la morte di animali. Tutto ciò non lasciò indifferente la popolazione che iniziò a protestare e a denunciare tale situazione. I motivi che spinsero i contadini a ribellarsi furono i seguenti:

– pressione fiscale crescente;

– livelli alti di disoccupazione;

– strozzatura dei salari;

– inasprimento delle forme di sfruttamento del lavoro.

A questo movimento di protesta si unirono molti comuni tra cui Ferrandina, Banzi, Irsina, Genzano, Bernalda, Montescaglioso, Tricarico e Gorgoglione. Il periodo in cui si registrarono più sommosse e proteste fu tra il 1931  e il 1934. Nel dicembre del ’31 Muro Lucano e Marsico Nuovo protestarono contro l’imposizione di nuove tasse comunali; nel gennaio dell’anno successivo Francavilla, Latronico, Episcopia e Senise inveirono contro la tassa sulla macellazione dei suini. Nel melfese, invece, violenze di massa investono i municipi di Forenza, Lavello, Venosa, Rapolla.  Nel febbraio i contadini di Brindisi di Montagna marciano su Potenza protestando contro le tasse comunali: i carabinieri li bloccano. Nel ’33 a Montemurro viene assediata la caserma dei carabinieri per ottenere un intervento contro il podestà che ha modificato l’imposta di famiglia. A Viggianello, viene invaso e chiuso il municipio, successivamente a Pignola e a Venosa, vengono arrestati operai edili che cantano inni sovversivi; sul finire del ’33 a Scalera i contadini si rifiutano di pagare in massa i canoni al principe Doria. L’anno successivo le donne assediano il municipio di Forenza; a Lagonegro viene devastata l’aiuola del monumento ad Arnaldo Mussolini; a Rionero viene in parte evacuato il carcere ove alcuni detenuti avevano cantato “Bandiera Rossa”. In seguito a Venosa i combattenti reclamano l’assegnazione di terre demaniali; nell’ottobre, gli operai di un cantiere di Albano marciano su Potenza per reclamare il salario non pagato; a Ruoti, decine di contadini vengono arrestati per le loro proteste contro il podestà.Infine questi gesti saranno in parte replicati nelle prime lotte contadine del dopoguerra. Nella metà degli anni ’30 si registra un lento recupero nell’agricoltura regionale che non sarà sufficiente  a superare difficoltà come pressione fiscale, disoccupazione, proletarizzazione, per questi motivi la popolazione chiede di arruolarsi e partecipare alla guerra d’ Etiopia. Ma tutto ciò non basterà e nel 1938 una relazione del prefetto di Matera: Stefano Piretti metterà in risalto l’assenza di lavoro, la richiesta di terre da lavorare, la mancanza di alloggi e la precarietà di insostenibili condizioni igienico-sanitarie. A ciò si aggiungono problemi sullo stato dell’agricoltura materana. L’avversione al fascismo per la Basilicata fa emergere proteste e ribellioni che esamineremo più avanti con il “movimento per la terra”.

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